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Disserazioni sulla salute da parte di un Pensionato non medico - Colesterolo

Il colesterolo - parte prima - conosciamolo meglio

Premessa: il presente articolo, redatto da un appassionato di nutrizionismo, riassume informazioni raccolte da fonti varie e ha fini esclusivamente divulgativi: non ha pertanto lo scopo di rimpiazzare la diagnosi del proprio medico curante.

Comunemente la presenza di colesterolo nel sangue viene valutata negativamente, facendolo apparire come un elemento dannoso di cui si farebbe volentieri a meno, e sembra scontata l'opinione "meno ce n'è, meglio è" a causa dei rischi di patologie cardio-vascolari che vengono ad esso attribuiti. Ma le cose stanno davvero così?

Il colesterolo è una molecola con molte importanti funzioni. Serve, tra l’altro, a conferire rigidità alle membrane cellulari di tutto il regno animale. Le membrane sono costituite da un doppio strato di molecole chiamate “fosfolipidi”, cioè grassi (insolubili) legati ad un gruppo fosforico (solubile), che si dispongono a palizzata per formare la membrana. Questo doppio strato è estremamente fluido, ed il colesterolo serve a conferire rigidità e a permettere la formazione di strutture più resistenti. Senza colesterolo non potremmo vivere. Il corpo non potrebbe, per esempio, replicare le cellule perché non avrebbe la sostanza base. Senza abbastanza colesterolo il nostro organismo non potrebbe rimpiazzare le cellule morte della pelle, non sarebbe in grado di rinnovare i tessuti, le unghie, i capelli, non sarebbe in grado di riparare i muscoli e non potrebbe, per esempio, rinnovare l’intera superficie intestinale ogni 4 giorni.

Il colesterolo è assente nelle piante, che però utilizzano sostanze strutturalmente simili (fitosteroli).

Il colesterolo presente nel sangue è prodotto per l’80-85% dal fegato, mentre il restante 15-20% è  ricavato dagli alimenti. Il colesterolo, che non è un grasso ma un alcole (come la cera), non è solubile, ed ha quindi bisogno di speciali proteine che consentano di trasportarlo nel torrente ematico e “consegnarlo” ai tessuti che ne hanno bisogno. Queste proteine “da transito” si chiamano HDL, LDL, IDL, VLDL ed insieme al colesterolo trasportano anche i trigliceridi (i grassi che hanno la funzione di fornire energia all'organismo):

Di solito si parla di “colesterolo LDL cattivo” e “colesterolo HDL buono”, ma vediamo la loro funzione. I trigliceridi e il colesterolo viaggiano insieme: il viaggio parte dal fegato sulle VLDL. Mano a mano che le VLDL scaricano trigliceridi, si alleggeriscono e diventano IDL. Successivamente le IDL, finito di scaricare trigliceridi alle varie cellule incaricate di immagazzinarli o di utilizzarli per produrre energia si trasformano in LDL ed iniziano a consegnare il colesterolo. Le HDL invece si occupano di pulire i vasi dal colesterolo in eccesso e lo riportano al fegato per essere riciclato o per eliminarlo attraverso la bile. Le HDL sono a loro volta suddivise in 5 sotto classi, il cui ruolo esatto non è ancora chiaro.

Quindi le LDL trasportano il colesterolo e lo consegnano. Ma, durante il tragitto, i radicali liberi, oppure la troppo alta concentrazione di zuccheri nel sangue, possono alterarle: il colesterolo diventa appiccicoso, viene scaricato e aderisce sulle pareti delle arterie, provocando un aumento di volume delle placche ed arteriosclerosi.

Tuttavia è importante distinguere due classi di LDL:

  1. particelle piccole e dense;
  2. particelle più leggere ed espanse. 

Le LDL espanse sono molto più resistenti ai radicali liberi (da alcuni recenti studi sembra che abbiano addirittura un’azione antiossidante) e sono considerate benefiche. Sono le LDL piccole e dense il vero potenziale problema, perché si inseriscono più facilmente nell’endotelio (il rivestimento dei vasi sanguigni) formando le placche aterosclerotiche, Le LDL espanse diventano piccole e dense quando ossidate dai radicali liberi, “caramellizzate” dagli zuccheri o danneggiate in presenza di ipertensione.

Pertanto, utilizzare semplicemente il valore del colesterolo totale come parametro di rischio è quantomeno semplicistico. Infatti è possibile avere valori di colesterolo elevati, ma con una predominanza di particelle LDL espanse, ed essere dunque a basso rischio, oppure avere valori dicolesterolo nella norma, ma con una predominanza di particelle LDL dense (situazione molto comune) ed essere quindi ad elevato rischio cardiovascolare. Purtroppo,le analisi del sangue non misurano direttamente le LDL, né la concentrazione di particelle dense ("pericolose") rispetto a quelle espanse (“buone”). Tuttavia, un’alta presenza di trigliceridi è correlata alla produzione di un maggior numero di LDL piccole e dense, quelle legate più specificamente ad un aumento del rischio cardiovascolare. I trigliceridi sono i grassi che viaggiano all’interno del nostro corpo. Sono il carburante migliore e anche quello preferito dal nostro organismo che li utilizza per far funzionare muscoli e cuore. Quando si ingerisce una elevata quantità di carboidrati, il nostro corpo non riesce ad utilizzarli tutti insieme, si vede così costretto ad immagazzinarli. Gli zuccheri vengono quindi convertiti in grassi, trasportati sotto forma di trigliceridi ed immagazzinati nell’adipe, tra gli strati dei tessuti muscolari ed intorno e dentro agli organi. 

Se questa situazione è cronica, il valore dei trigliceridi nel sangue aumenta. In situazioni di insulino-resistenza le cose peggiorano ulteriormente: cellulite, grasso sull’addome, ecc.

Tipicamente, i valori indicati dai laboratori che eseguono le analisi del sangue (espressi come milligrammi per decilitro) sono:

Il valore di LDL viene di solito ricavato mediante una formula: LDL = colesterolo totale – HDL – trigliceridi/5.

Il rischio cardiovalscolare

Tenuto conto di quanto detto sopra, allo stato attuale delle conoscenze e in attesa di analisi cliniche più avanzate, il fattore di rischio cardiovascolare può essere valutato confrontando i trigliceridi e le HDL: se il rapporto trigliceridi / HDL è superiore a 5 allora c’è una forte probabilità di rischio cardiovascolare. Un rapporto ottimale è tra 1 e 2.

Naturalmente, se il colesterolo totale è decisamente troppo alto rispetto ai valori accettabili (300/350 per esempio) il rischio per la salute rimane elevato e occorre riferirsi al medico curante. Occorrerà ricercare la causa di tali valori anomali che probabilmente, fatti salvi fattori genetici, saranno un indicatore di un fegato malato.

I farmaci per ridurre il colesterolo alto

A chi non riesce a disciplinare la propria dieta e stile di vita e persiste in uno stato di malnutrizione tale da risultare a rischio con il colesterolo, viene di solito prescritto un medicinale a base di statine: atrovastatine, fluvastatine, lovastatine, paravastatine e simvastatine. Se è vero che queste sostanze inibiscono la produzione dell’enzima reduttasi HMG-CoA che regola la produzione di colesterolo nel fegato, è altrettanto vero che gli effetti collaterali possono essere peggiori del lasciare il colesterolo alto. I rischi per chi prende le statine sono la compromissione del fegato, la rabdomiolisi (distruzione muscolare) e il danneggiamento permanente dei reni. Ma l’effetto peggiore delle statine è che l’organismo viene privato del coenzima Q10, autoprodotto dall’organismo e regolato in parte dall’ HMG-CoA e il suo esaurimento mette a rischio ossidativo l’intero organismo. Il coenzima Q10 è essenziale per il funzionamento del cuore, è in grado di rinforzare e rinnovare l'azione degli altri antiossidanti quando si ossidano ed inoltre è esso stesso uno dei più potenti antiossidanti ch esistono nel nostro corpo

È importante pertanto che chi fa uso di medicinali a base di statine per ridurre il colesterolo, o anche chi ha smesso di prenderle, faccia subito integrazione di coenzima Q10. Il coenzima Q10 è liposolubile, quindi, va preso durante un pasto che contenga anche grassi polinsaturi come olio di oliva extravergine, mandorle. Prenderlo con acqua non sortisce nessun effetto e sarebbe meglio prenderlo in sinergia con tutti i complessi vitaminici.

In conclusione, il colesterolo non sembra meritare la negatività che gli viene comunemente attribuita, anzi, è una sostanza vitale essenziale per la membrana cellulare, per la produzione di ormoni (con effetto anti-invecchiamento), e per il cervello. Essenziale è inoltre conoscere, al di là del livello di colesterolo totale, la sua composizione e il livello dei trigliceridi. Diversi studi infine evidenziano anche i rischi connessi ad un livello di colesterolo troppo basso (inferiore a 160): esposizione ad attacchi di cuore, un aumentato rischio per malattie gastrointestinali e respiratorie, minore resistenza alle infezioni.

 

 

Il colesterolo - parte seconda - colesterolo e malattie cardiovascolari

La medicina “ufficiale”, cioè quella insegnata nelle università, affermata dall’industria farmaceutica e persino ripresa dalla pubblicità, afferma che il colesterolo è responsabile di danni al sistema cardiovascolare in quanto creerebbe placche (o più esattamente “ateromi”) all’interno delle arterie, riducendone la portata e perfino portando alla loro occlusione, se un embolo sufficientemente grande giungesse al punto della strettoia.

Nei casi più gravi ne conseguirebbe un infarto del miocardio se l’arteria occlusa è una coronaria oppure un ictus (o ischemia) cerebrale se l’arteria occlusa è una di quelle che portano sangue al cervello, come le carotidi.

Tuttavia, l’osservazione oggettiva fa riscontrare quanto segue:

Qual è, sotto questo aspetto, la differenza tra le vene e le arterie? Le arterie sono provviste di una muscolatura interna, assente nelle vene, che coadiuva l’azione di spinta del cuore agevolando la circolazione del sangue (rende inoltre possibile la contrazione delle arterie sotto l’influenza della adrenalina). L’origine delle placche sembra quindi legata a lesioni della parete muscolare delle arterie. I ricercatori all'avanguardia pensano che il formarsi della placca nelle arterie è una reazione di autodifesa dell'organismo a fronte di tali lesioni, una sorta di cicatrice.

Quali allora le cause delle lesioni? Esistono molte ipotesi, tutte in qualche misura avvalorate da risultati sperimentali, tra cui infezioni, tossine, stress meccanico, radicali liberi, esposizione al fumo del tabacco, colesterolo alto, colesterolo ossidato, omocisteina, conseguenze metaboliche del diabete, sovraccarico di ferro, deficienza di rame, deficienza di vitamine A e D, uso di acidi grassi trans, microorganismi e molte altre ancora.

In effetti, mentre molte risorse sono state spese per approfondire la conoscenza del colesterolo, e soprattutto come ridurne la produzione, non altrettanto è stato fatto per chiarire quali siano i fattori che provocano lesioni alle arterie, dato che è stato dato per scontato che la causa fosse il colesterolo...

L’industria farmaceutica ha pertanto prodotto farmaci, le  “statine”, efficaci nella riduzione del colesterolo in quanto obbligano il fegato a diminuirne la produzione. Tuttavia l’utilizzo di tali farmaci non ha ridotto la mortalità dovuta alle malattie cardiovascolari, dimostrando scarsa correlazione tra colesterolo elevato e malattia cardiocircolatoria. Per es. sono frequenti pazienti che si sottopongono ad un secondo intervento chirurgico di bypass a pochi anni di distanza dal primo, nonostante un normale tasso di colesterolo in tutto il periodo.

Anziché ammettere l’errore, la reazione dell’industria farmaceutica è stata invece quella di considerare “sani” livelli di colesterolo nel sangue via via più bassi, passando dai 240 mg per decilitro ai 220, poi a 200 ed infine considerando un livello desiderabile 180, ampliando in questo modo la platea dei potenziali acquirenti dei farmaci. Si noti che non sono farmaci che portano alla guarigione, ma occorre invece prenderli a vita (cioè, se si interrompe l’assunzione di statine il colesterolo torna ai livelli elevati). Per l'industria farmaceutica è pertanto il farmaco ideale ed è uno dei più redditizi (per es. in Francia 8 milioni di pazienti sotto statine portano un miliardo di euro l'anno all'industria farmaceutica).

Le malattie cardiache

Continuare a concentrarsi su un trattamento inefficace distoglie l'attenzione dalla reale comprensione della malattia di cuore, e dà ai pazienti un falso senso di sicurezza che impedisce loro di fare cambiamenti nello stile di vita che potrebbero davvero prevenire e invertire malattie cardiache. In questo contesto, un aumento del colesterolo può essere letto come un’alterazione dello stile di vita nei parametri biologici, ma sarebbe un semplice indicatore di rischio, non la causa della malattia. Pertanto la semplice riduzione artificiosa (cioè mediante farmaci) del colesterolo non risulta influenzare il rischio di malattie cardiocircolatorie.

Consideriamo invece lo stile di vita: per es., in generale, l'esercizio fisico previene e corregge alcune condizioni che costituiscono un rischio per l'aterosclerosi, come l'ipertensione, l'iperglicemia e l'insulino-resistenza. Inoltre, aumenta i livelli delle HDL e potenzia i sistemi antiossidanti endogeni, prevenendo così l'ossidazione delle LDL ed il loro deposito nelle arterie.

Ma allora, il colesterolo è dannoso?

No, abbiamo visto che senza colesterolo non si vive. Dato che non è solo il colesterolo a chiudere le arterie, come i ricercatori avevano ipotizzato negli anni 60, si può avere un alto tasso di colesterolo e stare benissimo.

Il colesterolo è utile?

Sì, il colesterolo infatti non è un veleno, ma una sostanza vitale essenziale per la membrana cellulare, per la produzione di ormoni (con effetto anti-invecchiamento), e per il cervello, organo composto da colesterolo in percentuale tra il 10 e il 20. La sua presenza è essenziale per la formazione delle sinapsi, che sono i punti di contatto tra un neurone e l'altro e attraverso le quali passano gli impulsi nervosi. E’ quindi fondamentale sia nello sviluppo del cervello in fase embrionale e post natale sia per la plasticità del cervello adulto, soprattutto nei processi di apprendimento e di memoria. Il colesterolo svolge inoltre un ruolo essenziale nella produzione di ormoni e della vitamina D.

Il colesterolo ha effetti positivi?

Abbiamo già detto che il colesterolo è essenziale alla vita umana, ma addirittura vari studi hanno trovato che la mortalità totale è inversamente collegata al colesterolo totale, o al colesterolo-LDL o a entrambi. Ciò significa che se si vuole vivere a lungo in realtà è molto meglio avere un colesterolo alto piuttosto che basso. Sembra che il colesterolo basso, in qualche modo, abbia reso i pazienti più esposti all'infezione, o che il colesterolo alto abbia protetto quelli che non hanno avuto infezioni. A supporto di questa interpretazione ci sono molti risultati. Inoltre, un colesterolo basso indica un aumentato rischio di depressione e di morte per malattie gastrointestinali e respiratorie.

In conclusione, il legame tra colesterolo e malattie cardiovascolari (la prima causa di morte in Italia) appare quasi inesistente, se si esclude il possibile coinvolgimento delle proteine LDL ossidate. Le malattie cardiovascolari sembrano invece dipendere da altri fattori, quali infezioni, stile di vita, inquinamento ed altro. In tale contesto, una riduzione artificiosa del colesterolo è priva di effetto sul rischio cardiovascolare. Gli effetti positivi del colesterolo potrebbero invece essere legati alla maggiore resistenza alle infezioni della parete delle cellule, in presenza di una sufficiente disponibilità di colesterolo.